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Costruire una terrazza in legno: progettare bene sottostruttura, fughe e specie legnosa

Una terrazza in legno sta in piano sotto la pioggia, asciuga lentamente e viene calpestata ogni giorno – non è un pavimento in legno da esterno. Questa guida riassume cosa indicano le schede tecniche su specie legnosa, distanza dal suolo, sottostruttura, fughe e viti, e mostra dove una terrazza fai da te arriva ai suoi limiti.

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Che cosa deve sopportare una terrazza in legno

Un pavimento orizzontale in legno all’aperto riceve dall’alto pioggia, sole e sporco e asciuga solo lentamente. La scheda tecnica “Doghe per terrazze in legno – 9 regole d’oro” dell’associazione europea dell’industria della piallatura (VEH), redatta con Holzforschung Austria, lo dice chiaramente: scolorimenti, fessure, schegge e deformazioni sono, a lungo andare, inevitabili in una terrazza esposta alle intemperie. Una buona progettazione può solo limitarli.

Nella classificazione secondo la norma EN 335 la terrazza in legno rientra nella classe d’uso 3.2: esposta alle intemperie, senza contatto con il terreno, ma spesso bagnata a lungo. Lignum (l’associazione svizzera dell’economia del legno) la cita espressamente come esempio di questa classe. Lì l’obiettivo della protezione costruttiva del legno è mantenere l’umidità del legno stabilmente sotto il 20 per cento – allora alla maggior parte degli organismi che degradano il legno mancano le condizioni per vivere.

Specie legnosa: durame, durabilità e alburno

Quanto a lungo una specie legnosa resista ai funghi senza prodotti preservanti lo descrive la EN 350 con cinque classi di durabilità: 1 è molto durabile, 5 non durabile. La classificazione vale solo per il durame. L’associazione tedesca per la protezione del legno (DHV) indica per le specie legnose dell’Europa centrale le classi seguenti:

Specie legnosa (durame)Classe di durabilità
Robinia1–2
Rovere2
Larice, pino, douglasia (da coltivazione)3–4
Abete rosso, abete bianco4

Per la classe d’uso 3.2, secondo questa tabella, la durabilità naturale basta solo con le classi 1 e 2. Per gli elementi portanti – la sottostruttura – questo è vincolante secondo la norma tedesca DIN 68800-1, per gli elementi non portanti come le doghe è una raccomandazione. Lignum indica per questa classe tre strade: legno della classe di durabilità da 1 a 2, legno impregnato a pressione o legno modificato (trattato termicamente o chimicamente).

Importante è l’alburno, il legno chiaro esterno: in tutte le specie è considerato non durabile (classe 5). Secondo la norma tedesca DIN 68800-3 il legno si può classificare come durame solo con al massimo il 5 per cento di alburno. Quando compri larice o douglasia chiedi quindi merce senza alburno – e per il legno impregnato a pressione la classe d’uso per cui è trattato (3.2 o 4).

Distanza dal suolo e smaltimento dell’acqua

Per una buona ventilazione la scheda tecnica VEH raccomanda più di 150 mm di distanza tra sottostruttura e sottofondo, per esempio con supporti regolabili in altezza. Le strutture più basse si ventilano peggio; ristagno d’acqua e marcescenza in pochi anni ne sono lì la conseguenza tipica.

SottofondoPendenza ≥ 2 %MagatelloFuga 7–10 mmDoga> 150 mm di aria
Terrazza in legno in sezione lungo un magatello: doghe con fuga, magatello su supporti regolabili, aria sotto e pendenza del sottofondo – valori secondo la scheda tecnica VEH.

La sottostruttura inoltre non deve mai poggiare direttamente sullo strato su cui scorre l’acqua – per esempio su calcestruzzo, lastre o un’impermeabilizzazione –, ma stare almeno 10 mm, meglio 20 mm più in alto, per esempio su distanziali in plastica o piedini. Se la terrazza poggia su una superficie chiusa, questa superficie richiede una pendenza di almeno il 2 %, così che l’acqua sotto il pavimento defluisca. Sulla ghiaia il carico va distribuito con appoggi larghi.

Sottostruttura: interasse dei magatelli

Quanto possano distare i magatelli (la sottostruttura) dipende dallo spessore delle doghe. La scheda tecnica VEH dà come regola pratica: interasse della sottostruttura al massimo 20 × lo spessore della tavola.

Spessore della dogaInterasse dei magatelli
20 mmfino a 40 cm
24 mmfino a 48 cm
28 mmfino a 56 cm
32 mmfino a 64 cm
40 mmfino a 80 cm

Con connettori di sistema nascosti valgono gli interassi massimi del produttore. I valori sono indicativi per una terrazza a livello del terreno, non un dimensionamento: se la terrazza sta più di 60 cm sopra il terreno o sopra l’acqua, secondo la scheda la struttura deve essere dimensionata da un professionista.

Dove legno poggia su legno, le superfici di contatto devono essere più strette di 50 mm e più corte di 150 mm. Distanziali tra doga e magatello o sistemi di montaggio adatti le riducono. Le grandi superfici di contatto trattengono umidità e, secondo la scheda, portano in pochi anni alla marcescenza.

Per le imprese di carpenteria le regole tecniche dei carpentieri tedeschi “Balconi e terrazze” (Holzbau Deutschland, stato dicembre 2020) riassumono le regole riconosciute per progettazione ed esecuzione. Sono disponibili solo in versione stampata e a pagamento.

Fughe e distanze

Il legno si gonfia con l’umidità e si ritira asciugando. Le fughe devono assorbire questi movimenti e al tempo stesso lasciar passare acqua e sporco. La scheda tecnica VEH indica:

  1. Fuga tra le doghe: alla posa 7–10 mm, secondo il materiale e l’umidità attuale del legno – quindi misura l’umidità prima della posa. Le fughe troppo strette si intasano di sporco; se la tavola si gonfia molto, la fuga si chiude e il fissaggio può cedere.
  2. Giunto di testa in senso longitudinale: sempre su due magatelli, con almeno 7 mm di distanza tra le teste delle tavole – così il legno di testa assorbe meno acqua, e acqua e sporco possono defluire.
  3. Distanza da parete della casa, gradini e altri elementi: almeno 20 mm, così che l’acqua defluisca liberamente e il legno che si gonfia non danneggi nulla.

Per gli edifici pubblici possono essere prescritte in più misure massime per le fughe.

Fissaggio: acciaio inox e connettori di sistema

Per le doghe avvitate a vista la scheda raccomanda viti in acciaio inossidabile con almeno 5 mm di diametro, per le terrazze molto sollecitate almeno 6 mm. Se si debba preforare e quali distanze valgano dalla testa e dal bordo della tavola dipende dalla vite – qui valgono le indicazioni del produttore.

I sistemi di fissaggio nascosti (graffe o clip) lasciano intatta la superficie, permettono alla tavola di gonfiarsi e ritirarsi e di solito riducono la superficie di contatto con la sottostruttura. Dovrebbero avere una prova di idoneità.

Un dettaglio spesso trascurato: evita lavori di taglio e di smerigliatura su metallo vicino alla terrazza, oppure copri le doghe. I trucioli metallici reagiscono con l’umidità e con i tannini del legno e lasciano macchie da grigio-blu a nere.

Manutenzione: un controllo all’anno

Secondo la scheda la terrazza andrebbe controllata almeno una volta all’anno per individuare cambiamenti e danni. Togli via via foglie e sporco, tieni libere fughe e scarichi. Si pulisce con acqua e spazzola, le superfici più grandi con una spazzolatrice; dalle idropulitrici ad alta pressione la scheda tende a sconsigliare.

Senza verniciatura il legno ingrigisce in superficie. Chi vuole mantenere il colore usa, secondo la scheda, rivestimenti non filmogeni o a strato sottile e li riapplica regolarmente secondo le indicazioni del produttore. Un rivestimento riduce l’assorbimento d’acqua, ma non sostituisce la protezione costruttiva del legno.

Mi serve un permesso?

Se una terrazza richieda un titolo edilizio lo stabiliscono le regole del luogo: in Italia contano le norme nazionali e regionali, il regolamento edilizio e il piano urbanistico del tuo Comune ed eventuali vincoli di tutela del luogo. Prima di costruire chiedi all’ufficio tecnico del Comune, soprattutto per una terrazza sopraelevata o coperta e vicino al confine del lotto – con uno schizzo che riporti dimensioni, altezza sul terreno e distanza dal confine.

Se la terrazza deve avere un tetto, per statica e permessi valgono regole proprie; la guida sulla copertura per terrazza ne parla.

Fonti e normative

Le norme sono a pagamento e sono citate qui solo per la verifica. Fa sempre fede la versione in vigore nel luogo di costruzione.

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